La Grande Guerra

SOPHIE GRAFIN CHOTEK VON CHOTKOWA

Quest’anno la televisione e i giornali ci riempiranno di notizie e memorabilia sulla prima guerra mondiale, la “grande guerra”, visto che siamo nel centenario del suo inizio. Parlare di guerra non è nel mio stile, ma mi piacciono le curiosità storiche e negli anni intorno al 1914 ce ne sono state parecchie interessanti.

Partiamo dell’assassinio di Francesco Ferdinando, la cui uccisione è ormai riconosciuta come l’elemento di scatenante della guerra. Ce lo insegnano anche a scuola, no?
Quindi sappiamo com’è morto Francesco Ferdinando, ma difficilmente ci ricordiamo com’è visstuo.

Innanzitutto non è nato destinato al trono, ma bensì cadetto, e questo forse gli ha dato una maggiore libertà e gli ha fatto credere di non essere vincolato a certi doveri nobiliari. Infatti aveva la pretesa, per il tempo e il suo rango assurda, di sposare chi volesse. Una sorta di storia d’amore alla cenerentola, direte voi.
Be’ non proprio. Lei, Sophie Chotek von Chotkowa, non era certo una sguattera, ma una ragazza nobile ma di rango troppo inferiore a quello dell’amato.
Francesco Ferdinando non si lasciò scoraggiare e nonostante il divieto dell’imperatore di rivedere nuovamente la donna, mosse mari e monti per averla.
Alla fine aveva convinto alla sua causa un papa, uno zar e un re e questi convinsero Francesco Giuseppe ad acconsentire alle nozze… questo e il puntiglio di Francesco Ferdinando che dichiarò apertamente che se non avesse sposato lei non avrebbe sposato nessun’altra.

Lei era talmente innamorata che, se vi capitasse di visitare il castello di Konopiste, residenza della coppia, lo capireste immediatamente.
Infatti Francesco Ferdinando amava due cose sopra tutte: sua moglie e la caccia. Aveva una vera passione per la caccia ed era disposta a viaggiare intorno al mondo per sparare a qualunque cosa si muovesse e Sophia lo accompagnò spesso, sebbene lei non amasse affatto la caccia, anzi…
Durante il tour guidato del castello vi verrà ad un certo punto mostrato, in mezzo alle migliaia di trofei di caccia (sono davvero moltissimi e tappezzano tutte le pareti del castello!) una anonima testa di cervo in mezzo a tutte le altre: quella in tanti anni fu l’unica e sola preda abbattuta da Sophia!

CONDÉ MONTROSE NASTE E VOGUE

A quanto pare negli anni immeditamente precedenti alla grande guerra di storie romanzate ce ne sono state tante, come quella di Condé Montrose Nast, un genio dell’editoria che nel 1909 comprò una rivista che al tempo, sebbene fosse sul mercato dal 1892, non aveva certo il successo che ebbe in seguito… fino ad oggi.
Vogue.
Basta dirlo: VOGUE
e subito abbiamo davanti agli occhi le immagini delle copertine patinate e delle fotografie eccezionali. Basta il nome e ci torno in mente tutto, anche l’odore!
Ma quando Nast la comprò non era certo così, anzi, era solo una rivistucola di suggerimenti e bon ton.
Il nuovo proprietario però aveva idee chiare ed innovative e con copertine a colori, fotografie più naturali, illustratori di grido e una serie di rubriche volte espressamente all’alta società americana, in brevissimo tempo divenne l’icona di stile e moda che tutti oggi conosciamo!

GEORGE FOUQUET

E rimanendo sempre su un tema caro alle lettrici di Vogue, la gioielleria, passiamo a George Fouquet.

Figlio d’arte, per così dire, fu uno dei gioiellieri che maggiormente lasciò la sua impronta nello stile liberty.

Collaborò con il pittore ed illustratore Alfons Mucha e insieme a lui realizzò alcuni pezzi mirabili, oltre ad assegnargli la decorazione del suo negozio che divenne un capolavoro di art nouveau.
Purtroppo il negozio rinnovò i locali nel 1921, ma non rattristatevi perchè a tutt’oggi è possibile visitare la ricostruzione presso il Musée Carnavalet a Parigi.

Oltre a questo Fouquet disegnò e produsse anche alcuni gioielli “di scena” (come quello nella foto sopra) per Sarah Bernhardt, la regina incontrastata delle scene teatrali di fine ottocento e inizio novecento.
E proprio nel 1914 l’attrice fu insignita della legione d’onore

MUCHA E L’EPOPEA SLAVA

Nel 1910 l’artista Alfons Mucha era ormai tornato in patria, con il cuore acceso da un forte senso di nazionalismo e spinto dalle voci sempre più pressanti della volontà di formare una nuova repubblica.

Questo senso di nazionalismo lo spinse a dipingere un ciclo di venti enormi tele (sei metri per otto!) che illustravano con mano magistrale epopea mitologica e romanzata del popolo slavo nel corso dei secoli.
Questa serie di dipinti è stata conservata negli ultimi anni a Moravsky Krumlov, località vicina al paese natale del pittore.
Purtroppo era un po’ fuori mano per essere visitata e così dal 2012 la si può ammirare al Veletržní Palác, il museo di arte moderna di Praga.

Un’ultima cosa, che davvero non posso esimermi dal dire: appena la neonata repubblica Cecoslovacca mosse i primi passi, finita la guerra, Mucha si offrì di illustrare i nuovi francobolli… e io sono una delle fortunate persone che posseggono l’intera serie di questi piccoli capolavori!

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s