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La bella addormentata

Maleficent e la bella addormentata

Ed infine, dopo mesi di trailer estenuanti (che lasciavano presagire l’avvento di un film buonista) è finalmente uscito Maleficent, la storia riveduta e corretta della strega della bella addormentata.
Che la protagonista fosse una splendida Angelina Jolie nei panni della “non più cattiva” strega lo sapevamo, che la costumistica sarebbe stata eccezionale potevamo sospettarlo, che la favola disney avvesse un happy end era scontato.
Più di così dal film non bisogna pretendere… a me comunque è piaciuto: è un favolone che sarebbe benissimo potuto uscire nelle sale per Natale e non avrebbe sfigurato.
Se vi aspettavate qualcosa di più, se speravate in una psicologia del cattivo all’arancia meccanica… bè, lasciate perdere, questo film non fa per voi!
Comunque possiamo già consolarci con i meravigliosi accessori ispirati a Malefica che impazzano in rete… io sono indiscutibilmente di parte, ma il copricapo creato da Chimerical Dragonfly è a mio avviso uno dei migliori. Avendo poi potuto vederlo di persona, posso garantire che non è solo esteticamente perfetto, ma è anche il risultato di un lavoro di altissimo artigianato artistico!

Anne Rice e la bella addormentata


Sleeping Beauty by Thomas Ralph Spence

Detto questo la bella addormentata del film è praticamente inesistente: sebbene sia la voce narrante è comunque un personaggio scontato e dimenticabilissimo, non certo come Bella di Anne Rice!
Ebbene sì, per chi se lo fosse perso, anni fa Anne Rice, la regina incontrastata dei romanzi di vampiri, ha pubblicato una trilogia di libri dedicati alla bella addormentata.
In Italia abbiamo dovuto attendere anni per vedere finalmente tradotta l’intera saga: il primo libro è stato tradotto e pubblicato nel 1995, poi il nulla.
Grazie allo sdoganamento della letteratura erotica che si è avuto con “cinquanta sfumature di grigio”, finalmente anche la saga della bella addormentata è stata interamente tradotta e pubblicata.
Sì, ho scritto proprio Letteratura Erotica, perché è di questo che parlano i libri di Anne Rice, che infatti al tempo erano stati pubblicati con lo pseudonimo di Anne Roquelaure.
L’incipit è classico, Bella dorme e il principe la violenta. Perché dico che è un classico? Perché in effetti la maggior parte delle storie che comprendono una dama addormentata ne prevedono anche la violenza, e non è neppure detto che questo la svegli!
Ben lontane quindi queste fiabe dalla morale del classico di Perraul, dove il finale ci esorta:
“Se questo racconto avesse voglia d’insegnar qualche cosa, potrebbe insegnare alle fanciulle che chi dorme non piglia pesci… né marito.”
Ma ovviamente nella versione di Anne Rice la protagonista, dopo lo stupro si desta, anche se in effetti si risveglia solo per diventare la schiava sessuale di innumerevoli padroni, in un susseguirsi di giochi erotici che portano al suo totale annichilimento, fino al finale ricongiungimento con il suo io più recondito e al lieto fine.

Brunilde e la bella addormentata


Siegfried and Brünnhilde by arthur rackham

Una delle tante “addormentate” nelle leggende è sicuramente Brunilde, la vergine valchiria dell’opera “Die Walküre” (la valchiria) di Wagner.
Nell’opera Brunilde non è una principessa in senso stretto, anche se in effetti è figlia di Wotan/Odino.
Brunilde disobbedisce al padre ed esso per punirla la maledice.
La maledizione è infamante per una valchiria, una vergine guerriera:

“Qui su questo monte
io ti bandisco;
in sonno inerme
salda ti chiudo:
quell’uomo un giorno possegga la fanciulla,
che la troverà sulla sua strada e la sveglierà.”

Le altre valchirie cercano di intercedere per lei, ma invano, e continua con il suo proclama:

“Non avete udito
quel ch’io destinai?
Dalla vostra schiera
è l’infida sorella bandita;
con voi a cavallo
a traverso l’aria non più cavalcherà;
il virgineo fiore
sfiorirà alla vergine;
uno sposo acquisterà
il suo femmineo favore;
all’uomo dominatore
obbedirà quel giorno;
al focolare siederà e filerà,
oggetto e gioco di ogni schernitore.”

Alla fine Brunilde, dopo un chiarimento con il padre, pone un’unica supplica, un modo per mitigare il suo infamante destino:

“S’io debbo dal Walhalla partire,
non più con te spartire opera e governo,
all’uomo dominatore
d’ora in poi obbedire:
al vile e vano
non mi dare in balía!
Indegno non sia quegli
che mi conquisterà. (…)

Se deve nei suoi vincoli il sonno
salda vincolarmi,
all’uomo più vile
facile preda:
questo solo devi tu esaudire,
di che un’ansia sacra ti scongiura!
La dormiente proteggi
con respingente terrore
così che solo un intrepido,
liberissimo eroe,
qui sulla rupe
un giorno mi trovi!”

Alla fine il padre cede alle richieste della comunque amatissima figlia, e concede che ella possa essere svegliata solo da un uomo valoroso.

Anche questa bella addormentata però verrà violentata nel sonno, sorte non certo invidiabile, in confronto a quella della disneyana Aurora, svegliata con un bacio e destinata ad un lieto fine.

Il castello della bella addormentata


Neuschwanstein Castle in snow by Alexandra Grot

Il collegamento dall’opera di Wagner al castello della bella addormentata è facile e immediato:
per quanto al giorno d’oggi Wagner sia riconosciuto come uno dei grandi compositori, in vita ebbe molte difficoltà a far accettare il suo tipo di opera, finchè non trovò un grandioso mecenate nel diciottenne re di Baviera Ludwig II.
Ludwig, appena incoronato re, si accertò subito che il compositore beneficiasse della sua protezione economica, ed ebbe così grande ammirazione per le sue opere che spesso richiese che parti dei suoi grandiosi castelli le rievocassero minuziosamente.
Ad esempio nel castello di Linderhof potrete ammirare la capanna di Hunding, ricostruzione del primo atto de “La valchiria”.
Sebbene tutti i castelli costruiti o ristrutturati dal re avessero una chiara matrice romantica, oggigiorno quello che più di tutti viene ricordato, mitizzato e visitato è senza dubbio il castello di Neuschwanstein, proprio il castello che settant’anni dopo la morte di Ludwig verrà preso ad ispirazione da Walt Disney per ambientare il suo film “La bella addormentata nel bosco”.
Sebbene alla sua uscita il film sia stato un fiasco, con una perfetta manovra pubblicitaria il castello della bella addormentata è diventato sia il simbolo della Disney che una delle maggiori attrazioni di tutti i suoi parchi a tema.
Purtroppo, per quanto indubbiamente splendidi, questi castelli in plastica e vetroresina non possono minimamente rivaleggiare con la grandiosità del castello di Neuschwanstein, un castello per la cui costruzione (in verità mai ultimata) fu dato fondo alle casse di un intero regno.

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IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO GRATUITO DELLA TERRA!
Siamo in pieno Carnevale! Tutto il mondo esplode di colori e il sito ufficiale del martedì grasso di New Orleans fa in conto alla rovescia!
Ma invece di contare i minuti noi torniamo indietro al 1872 quando il Granduca Aleksej Aleksandrovič Romanov, sesto figlio dell’Imperatore Alessandro II, stava facendo il Grand Tour degli Stati Uniti.
Aleksej era il solito tipo di principe azzurro che inseguiva l’amore a discapito delle convenzioni ed era stato negli anni precedenti molto chiacchierato in patria per la sua relazione con Aleksandra Žukovskaja, una donna più vecchia di lui di ben otto anni e la cui nonna era addirittura una schiava turca. La relazione ovviamente fu fortemente osteggiata dall’imperatore e nell’agosto del 1871, quando Aleksej partì per il tour degli Stati Uniti (che durò circa due anni), si lascio alle spalle Aleksandra in attesa di loro figlio.
Negli States Aleksej non fu meno chiacchierato che in patria… infatti non si fece mancare niente di quello che il paese aveva da offrire: visita al presidente, caccia al bufalo, viaggiare su un carro guidato da Buffalo Bill… di conseguenza non c’è da stupirsi se l’opinione che si fece di lui Elizabeth “Libbie” Custer, moglie del generale Custer, fosse quella di un giovanotto interessato solo alle belle ragazze e alla musica.
Era in viaggio da diversi mesi quando arrivò a New Orleans in occasione del carnevale: ovviamente tutto era predisposto per accoglierlo al meglio e per sfruttare la sua presenza come pretesto per festeggiamenti grandiosi.
Così venne lasciata proprio a lui l’ardua decisione di scegliere i “colori ufficiali del carnevale”… la scelta cadde sul verde, il viola e l’oro che dovrebbero significare fede, giustizia e potere. Da allora questi sono rimasti i colori simbolo del carnevale di New Orleans
LYDIA THOMPSON ALL’ALBA DEL BURLESQUE
Lydia Thompson ballerina e attrice inglese acclamata in patria, era sbarcata a New York con la sua troupe “British Blonde Troupe”, nel 1868.
Qui il loro spettacolo si era rivelato innovativo, tanto da riempire i teatri ed essere lodevolmente definito in questo modo “Le eccentricità della pantomima burlesque con la loro curiosa combinazione di commedia, parodia , satira , improvvisazione , canto e danza , spettacoli di varietà , effetti stravaganti, barzellette osé e costumi impertinenti – . mentre abbastanza noto al pubblico britannico , si è avventato su New York come una tempesta “.
Ovviamente “le eccentricità” dello spettacolo sollevarono anche aspre critiche da parte dei più puritani, tanto che l’attrice Olive Logan protestò : “Non posso consigliare a nessuna donna di calcare le scene in questo momento e sotto questa influenza demoralizzante che sembra prevalere ogni giorno di più, quando i più grandi onori sono assegnati alla sfacciataggine impura di creature dai capelli gialli con le membra riempite di imbottiture, mentre attrici della vecchia scuola, ben addestrate alla decenza , non hanno di che guadagnarsi da vivere “
Il tour che ne seguì durò sei anni duranti i quali la “British Blonde Troupe” sì esibì anche al carnevale di New Orleans del 1872.
Sarà stata la nota predilezione del giovane Aleksej per le donne più vecchie di lui o una trovata pubblicitaria, fatto sta che i pettegolezzi su una relazione fra i due fiorivano in ogni dove fin da quando, qualche mese prima, il Granduca l’aveva sentita cantare a Saint Louis e l’aveva poi incontrata per una rappresentazione privata.
Questo ovviamente fece fare il tutto esaurito agli spettacoli della Thompson durante il carnevale… peccato però che il giovane Aleksej, che aveva appunto già visto lo spettacolo, non si presentò a teatro nemmeno una sera!
CHARLES BRITON E DARWIN
Spostiamoci all’anno successivo, il 1873, quando il tema del carnevale fu “The Missing Links to Darwin’s Origin of Species”.
In realtà “l’origine della specie” di Darwin e il presunto “anello mancante” erano solo una scusa per mettere in ridicolo i politicanti del tempo usando fattezze animali: il segugio era Algernon Sidney Badger allora sovrintendente delle forze di polizia, il ratto era Henry C. Warmoth, governatore della Luisiana, lumache e sanguisughe erano i membri della legislatura, la iena, curva e con gli stivali era il generale Benjamin Butler, già allora soprannominato “beast”, la larva del tabacco aveva la faccia del 18° Presidente degli Stati Uniti Ulysses Simpson Grant.
Questa favoloso satira era stata ideata da uno degli appartenenti alla krewe (organizzazione) del carnevale, tale Charles Briton, che fu molto attivo come ideatore, anche nelle edizioni successive.
Ovviamente gli schizzi preparatori delle sfilate devevano essere tenuti segreti per evitare fughe di notizie e creare curiosità e attesa per la parata.
Forse per questo o perchè non c’erano reali motivi di pubblicarle una volta che il pubblico aveva visto il risultato finale, questi disegni rimasero dimenticati, come lo stesso Charles Briton, fino al 1931, anno in cui vennero pubblicati in un libro in onore della “golden age” del carnevale.
Oggi è possibile vedere molti dei suoi disegni direttamente sul sito della Luisiana Digital Library.
Potete trovare anche numerose altre informazioni sul libro “Mardi Gras Treasures: Float Designs of the Golden Age” di Henri Shindler
SAZERAC: OFFICIAL COCKTAIL OF NEW ORLEANS
Sazerac Rye by mccun934
Sazerac Rye, a photo by mccun934 on Flickr.

In questi giorni di carnevale ovviamente New Orleans si riempie di turisti. E qui bisogna distinguere: ci sono turisti e turisti!

Gli organizzatori del carnevale si affrettano a dire a tutti che la parata è una festa per famiglie, che i bambini adorano il carnevale e così via… poi ci sono quegli altri… quelli che si stanno già dando appuntamento nel quartiere francese…

Ora, siamo chiari: io sono anni che a tutti quelli con cui vado a Venezia per il carnevale comunico lo stesso luogo di incontro “A San Marco, al chiosco del Vin Brulè”, a New Orleans il luogo sarebbe un bar del quartiere francese a dovrei sostituire Vin Brulè con Sazerac… ma il senso sarebbe lo stesso!

Anche durante il carnevale del 1872 si beveva Sazerac a New Orleans.
Infatti lo Sazerac è stato inventato intorno al 1838 da Antoine Amédée Peychaud che al tempo possedeva una farmacia in Rue Royale. Una sera, volendo intrattenere alcuni amici, preparò per loro una mistura speciale, a base di brandy francese, assenzio e del bitter da lui creato… che dire? Piaque così tanto che in breve nacque la Sazerac Coffee House e da lì la compagnia Sazerac, produttrice di liquori… insomma, il cocktail ha guadagnato sempre più popolarità, finchè nel 2008 il governatore Edwin R. Murray, propose di proclamare lo Sazerac “Cocktail ufficiale della Luisiana”.
La questione diede vita ad un acceso dibattito finchè il governatore si dovette accontentare di accettare per lo Sazerac il titolo di “Cocktail ufficiale di New Orleans”

Comunque, per chi passasse per New Orleans, non limitatevi a bere un cocktail… potete anche dedicare un po’ di tempo alla visita del museo dei cocktail americani!