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La mia Motoko…

E’ facile affezionarsi a un bel personaggio, credo che questo lo sappiano tutti!
Purtroppo con il tempo certi personaggi cambiano e non è detto che possano sempre continuare a piacere: ci sono stati tanti esempi, negli anni, di autori o sceneggiatori, che hanno dato una nuova ‘riverniciata’ a vecchi personaggi, per aggiornarli o renderli più accattivanti al pubblico di una dato periodo storico.
Il Batman di Nolan è un buon esempio di questo genere di cambiamenti.

Purtroppo, come spesso accade, i cambiamenti possono piacere o non piacere… e io, nel caso di Motoko Kusanagi, protagonista di ‘Ghost in the shell’, resto un filo sospettosa…
Motoko sarà interpretata da Scarlett Johansson, che per carità, ha un culo che da solo porta la gente al cinema, ma per il resto a me non piace molto.
Già come Vedova Nera mi dice poco…
Ora voi mi direte:
‘Che problema ti fai? Tanto deve fare il cyborg! Anche se è espressiva come un muretto, chi se ne frega?’
Vero. Va bene. E’ vero!
Però, insomma… per me già dalla faccia quella non è la mia Motoko!

Poi c’è il fatto che il film non è ancora uscito, e su imdb il nome di Motoko non compare, infatti il personaggio è chiamato solo ‘The Major’… però, a naso, è lei, dai!
Non è che può essere un’altra che fa il Maggiore, è pettinata uguale, stesso stile, e poi non è lei!

Ma ancora… il trailer… a me non mi convince per niente!


Sembra una roba tutta alla ricerca dei sentimenti… tutta volta al problema filosofico/romantico/poetico sull’anima nella macchina.
Eh no! Dai, no!
Io sono proprio certa che se qualcosa si intitola ’Squadra mobile con corazza offensiva’ non mi potete dare un film tutto poetico e romantico!
Io pretendo lotte, esplosioni, spettacolari inseguimenti e solo moooooolto dopo puoi mettere in gioco la filosofia!

Insomma… ma ve lo ricordate bene l’inizio del manga? No, perché tutta questa manfrina era solo per dire che, per me, Motoko Kusanagi sarà sempre così:

Poi sono nerd e il film lo andrò a vedere lo stesso…

***

La fanart di copertina è la meravigliosa illustrazione di Raikoart!

La bella addormentata

Maleficent e la bella addormentata

Ed infine, dopo mesi di trailer estenuanti (che lasciavano presagire l’avvento di un film buonista) è finalmente uscito Maleficent, la storia riveduta e corretta della strega della bella addormentata.
Che la protagonista fosse una splendida Angelina Jolie nei panni della “non più cattiva” strega lo sapevamo, che la costumistica sarebbe stata eccezionale potevamo sospettarlo, che la favola disney avvesse un happy end era scontato.
Più di così dal film non bisogna pretendere… a me comunque è piaciuto: è un favolone che sarebbe benissimo potuto uscire nelle sale per Natale e non avrebbe sfigurato.
Se vi aspettavate qualcosa di più, se speravate in una psicologia del cattivo all’arancia meccanica… bè, lasciate perdere, questo film non fa per voi!
Comunque possiamo già consolarci con i meravigliosi accessori ispirati a Malefica che impazzano in rete… io sono indiscutibilmente di parte, ma il copricapo creato da Chimerical Dragonfly è a mio avviso uno dei migliori. Avendo poi potuto vederlo di persona, posso garantire che non è solo esteticamente perfetto, ma è anche il risultato di un lavoro di altissimo artigianato artistico!

Anne Rice e la bella addormentata


Sleeping Beauty by Thomas Ralph Spence

Detto questo la bella addormentata del film è praticamente inesistente: sebbene sia la voce narrante è comunque un personaggio scontato e dimenticabilissimo, non certo come Bella di Anne Rice!
Ebbene sì, per chi se lo fosse perso, anni fa Anne Rice, la regina incontrastata dei romanzi di vampiri, ha pubblicato una trilogia di libri dedicati alla bella addormentata.
In Italia abbiamo dovuto attendere anni per vedere finalmente tradotta l’intera saga: il primo libro è stato tradotto e pubblicato nel 1995, poi il nulla.
Grazie allo sdoganamento della letteratura erotica che si è avuto con “cinquanta sfumature di grigio”, finalmente anche la saga della bella addormentata è stata interamente tradotta e pubblicata.
Sì, ho scritto proprio Letteratura Erotica, perché è di questo che parlano i libri di Anne Rice, che infatti al tempo erano stati pubblicati con lo pseudonimo di Anne Roquelaure.
L’incipit è classico, Bella dorme e il principe la violenta. Perché dico che è un classico? Perché in effetti la maggior parte delle storie che comprendono una dama addormentata ne prevedono anche la violenza, e non è neppure detto che questo la svegli!
Ben lontane quindi queste fiabe dalla morale del classico di Perraul, dove il finale ci esorta:
“Se questo racconto avesse voglia d’insegnar qualche cosa, potrebbe insegnare alle fanciulle che chi dorme non piglia pesci… né marito.”
Ma ovviamente nella versione di Anne Rice la protagonista, dopo lo stupro si desta, anche se in effetti si risveglia solo per diventare la schiava sessuale di innumerevoli padroni, in un susseguirsi di giochi erotici che portano al suo totale annichilimento, fino al finale ricongiungimento con il suo io più recondito e al lieto fine.

Brunilde e la bella addormentata


Siegfried and Brünnhilde by arthur rackham

Una delle tante “addormentate” nelle leggende è sicuramente Brunilde, la vergine valchiria dell’opera “Die Walküre” (la valchiria) di Wagner.
Nell’opera Brunilde non è una principessa in senso stretto, anche se in effetti è figlia di Wotan/Odino.
Brunilde disobbedisce al padre ed esso per punirla la maledice.
La maledizione è infamante per una valchiria, una vergine guerriera:

“Qui su questo monte
io ti bandisco;
in sonno inerme
salda ti chiudo:
quell’uomo un giorno possegga la fanciulla,
che la troverà sulla sua strada e la sveglierà.”

Le altre valchirie cercano di intercedere per lei, ma invano, e continua con il suo proclama:

“Non avete udito
quel ch’io destinai?
Dalla vostra schiera
è l’infida sorella bandita;
con voi a cavallo
a traverso l’aria non più cavalcherà;
il virgineo fiore
sfiorirà alla vergine;
uno sposo acquisterà
il suo femmineo favore;
all’uomo dominatore
obbedirà quel giorno;
al focolare siederà e filerà,
oggetto e gioco di ogni schernitore.”

Alla fine Brunilde, dopo un chiarimento con il padre, pone un’unica supplica, un modo per mitigare il suo infamante destino:

“S’io debbo dal Walhalla partire,
non più con te spartire opera e governo,
all’uomo dominatore
d’ora in poi obbedire:
al vile e vano
non mi dare in balía!
Indegno non sia quegli
che mi conquisterà. (…)

Se deve nei suoi vincoli il sonno
salda vincolarmi,
all’uomo più vile
facile preda:
questo solo devi tu esaudire,
di che un’ansia sacra ti scongiura!
La dormiente proteggi
con respingente terrore
così che solo un intrepido,
liberissimo eroe,
qui sulla rupe
un giorno mi trovi!”

Alla fine il padre cede alle richieste della comunque amatissima figlia, e concede che ella possa essere svegliata solo da un uomo valoroso.

Anche questa bella addormentata però verrà violentata nel sonno, sorte non certo invidiabile, in confronto a quella della disneyana Aurora, svegliata con un bacio e destinata ad un lieto fine.

Il castello della bella addormentata


Neuschwanstein Castle in snow by Alexandra Grot

Il collegamento dall’opera di Wagner al castello della bella addormentata è facile e immediato:
per quanto al giorno d’oggi Wagner sia riconosciuto come uno dei grandi compositori, in vita ebbe molte difficoltà a far accettare il suo tipo di opera, finchè non trovò un grandioso mecenate nel diciottenne re di Baviera Ludwig II.
Ludwig, appena incoronato re, si accertò subito che il compositore beneficiasse della sua protezione economica, ed ebbe così grande ammirazione per le sue opere che spesso richiese che parti dei suoi grandiosi castelli le rievocassero minuziosamente.
Ad esempio nel castello di Linderhof potrete ammirare la capanna di Hunding, ricostruzione del primo atto de “La valchiria”.
Sebbene tutti i castelli costruiti o ristrutturati dal re avessero una chiara matrice romantica, oggigiorno quello che più di tutti viene ricordato, mitizzato e visitato è senza dubbio il castello di Neuschwanstein, proprio il castello che settant’anni dopo la morte di Ludwig verrà preso ad ispirazione da Walt Disney per ambientare il suo film “La bella addormentata nel bosco”.
Sebbene alla sua uscita il film sia stato un fiasco, con una perfetta manovra pubblicitaria il castello della bella addormentata è diventato sia il simbolo della Disney che una delle maggiori attrazioni di tutti i suoi parchi a tema.
Purtroppo, per quanto indubbiamente splendidi, questi castelli in plastica e vetroresina non possono minimamente rivaleggiare con la grandiosità del castello di Neuschwanstein, un castello per la cui costruzione (in verità mai ultimata) fu dato fondo alle casse di un intero regno.